Dichiarazione di successione: entro quando va fatta e cosa succede se si ritarda
La dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dalla morte. Vediamo chi deve farla, cosa cambia con l'autoliquidazione delle imposte, quali sanzioni si rischiano in caso di ritardo e come rimediare.

È morto un genitore, o un parente, e tra le tante incombenze qualcuno le ha ricordato che c'è da fare la dichiarazione di successione. La scadenza è di dodici mesi dalla data della morte: entro quel termine la dichiarazione va presentata all'Agenzia delle Entrate, e dalle successioni aperte dal 2025 sono gli eredi stessi a calcolare e versare le imposte. Se si ritarda non si perde l'eredità, ma si pagano sanzioni, tanto più alte quanto più tempo passa. Il primo passo è quindi segnare la data di scadenza e capire chi, in famiglia, si occupa di presentarla.
In questo articolo vediamo chi è obbligato, da quando decorre il termine, cosa succede in caso di ritardo e come rimediare. Quando la dichiarazione non è dovuta, e cosa serve per sbloccare il conto del defunto, lo abbiamo spiegato nell'articolo dedicato al conto corrente bloccato.
Dichiarazione di successione: qual è la scadenza?
Il termine è fissato dall'articolo 31 del testo unico sull'imposta di successione, il decreto legislativo n. 346 del 1990: la dichiarazione va presentata entro dodici mesi dall'apertura della successione, che coincide con la data della morte. Si presenta in via telematica, direttamente o tramite un professionista.
Lo stesso articolo prevede alcuni casi particolari in cui il termine decorre da un momento diverso, per esempio quando l'eredità è accettata con beneficio d'inventario o quando cambiano le persone chiamate all'eredità, perché qualcuno rinuncia o muore prima di aver presentato la dichiarazione. In queste situazioni conviene far verificare la data esatta, perché un calcolo sbagliato può far scattare le sanzioni.
Un esempio ipotetico. Il padre muore il 10 febbraio 2026. La dichiarazione va presentata entro il 10 febbraio 2027. Se ci sono imposte da pagare, vanno versate entro i novanta giorni successivi a quella scadenza.
Chi deve presentarla?
Sono obbligati, in base all'articolo 28 del testo unico, i chiamati all'eredità, cioè le persone a cui l'eredità spetta per legge o per testamento anche se non l'hanno ancora accettata, e i legatari, cioè chi riceve per testamento un bene determinato. Sono obbligati anche altri soggetti, come l'esecutore testamentario o il curatore dell'eredità giacente, se nominati.
Se gli obbligati sono più di uno non serve che ciascuno presenti la propria dichiarazione: la legge prevede che la dichiarazione non si considera omessa se è presentata da uno solo di loro. Di solito i fratelli si accordano perché uno se ne occupi per tutti, e le spese si dividono.
È esonerato chi, prima della scadenza, rinuncia all'eredità oppure, se non è in possesso di beni ereditari, chiede al tribunale la nomina di un curatore dell'eredità. La rinuncia va però fatta nelle forme previste dal codice civile, con una dichiarazione davanti al notaio o al cancelliere del tribunale: non basta dire ai familiari che non si vuole nulla.
Presentare la dichiarazione significa accettare l'eredità?
No. È uno dei dubbi più frequenti, soprattutto quando si teme che il defunto avesse debiti. Secondo l'orientamento costante della Cassazione, la presentazione della dichiarazione di successione e il pagamento delle relative imposte non comportano accettazione tacita dell'eredità, perché sono adempimenti di natura fiscale.
Bisogna però fare attenzione a cosa si fa intorno alla dichiarazione. Prelevare dal conto del defunto, vendere i suoi beni o gestire il patrimonio come se fosse proprio può valere come accettazione. Chi ha dubbi sui debiti del defunto deve valutare prima la rinuncia o l'accettazione con beneficio d'inventario, che tiene separato il patrimonio dell'erede da quello del defunto. Il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni dall'apertura della successione (articolo 480 del codice civile), ma chi è nel possesso di beni ereditari ha tempi molto più stretti per fare l'inventario: tre mesi dall'apertura della successione o dalla notizia dell'eredità, secondo l'articolo 485 del codice civile.
Cosa succede se si presenta in ritardo?
Le sanzioni sono previste dall'articolo 50 del testo unico, nella versione modificata dal decreto legislativo n. 87 del 2024 per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024.
Se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a trenta giorni, la sanzione è pari al 45 per cento dell'imposta; se non è dovuta imposta, va da 150 a 500 euro. Se invece la dichiarazione è omessa, la sanzione è pari al 120 per cento dell'imposta liquidata o riliquidata dall'ufficio; se non è dovuta imposta, va da 250 a 1.000 euro.
Il punto da non sottovalutare è che la sanzione è prevista anche quando non c'è nessuna imposta da pagare: l'obbligo di presentare la dichiarazione non dipende dal fatto che le imposte siano dovute, ma dalla composizione dell'eredità e dalle persone che la ricevono.
Ci sono poi conseguenze pratiche. Senza dichiarazione la banca non può svincolare le somme del defunto, salvo i casi di esonero, e gli immobili restano intestati in catasto al defunto. Con la dichiarazione telematica, infatti, viene richiesta anche la voltura catastale, cioè l'aggiornamento dell'intestazione, salvo che il dichiarante indichi di non volervi procedere. Vendere o donare un immobile ereditato senza che la successione sia stata dichiarata diventa, in concreto, molto difficile.
Cosa cambia con l'autoliquidazione delle imposte?
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la riforma introdotta dal decreto legislativo n. 139 del 2024 ha stabilito che le imposte siano calcolate da chi presenta la dichiarazione, non più dall'Agenzia delle Entrate con un avviso di liquidazione. Secondo i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate (circolare n. 3/E del 2025), l'imposta autoliquidata va versata entro novanta giorni dal termine di presentazione della dichiarazione.
Questo significa che un errore di calcolo, per esempio sul valore degli immobili o sulle franchigie, ricade direttamente su chi dichiara. Per importi non inferiori a 1.000 euro è possibile pagare a rate, versando subito una parte dell'imposta: le condizioni vanno verificate caso per caso.
Va segnalato anche che dal 1° gennaio 2027 la disciplina dell'imposta di successione confluirà nel nuovo testo unico sui tributi indiretti, il decreto legislativo n. 123 del 2025, la cui applicazione è stata rinviata a quella data. Chi presenterà la dichiarazione dal 2027 dovrà quindi fare riferimento alle nuove norme.
Ho già superato la scadenza: come posso rimediare?
Se la scadenza è passata, la cosa peggiore è aspettare un controllo. La dichiarazione si può presentare anche in ritardo, e la legge consente di regolarizzare spontaneamente la violazione con il ravvedimento operoso, previsto dall'articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997: si versano la sanzione ridotta e gli eventuali interessi insieme a quanto dovuto. La riduzione è tanto maggiore quanto prima si interviene, e non è più possibile dopo che l'ufficio ha notificato un atto di liquidazione o di accertamento.
In pratica, chi si accorge del ritardo dovrebbe raccogliere subito i documenti, presentare la dichiarazione e calcolare con precisione imposte, sanzione ridotta e interessi. Un errore in questa fase rischia di rendere il ravvedimento incompleto.
Quando conviene farsi assistere e cosa preparare
La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale, ma le scelte che la accompagnano sono giuridiche: accettare o rinunciare, accettare con beneficio d'inventario, gestire un testamento contestato o un fratello che non collabora. Conviene farsi assistere quando ci sono debiti del defunto o dubbi sulla sua situazione patrimoniale, quando c'è un testamento, quando tra gli eredi non c'è accordo o quando la scadenza è già passata.
È utile preparare il certificato di morte, i dati degli eredi, l'eventuale testamento, le visure catastali degli immobili, gli estratti dei conti e dei titoli alla data della morte, i documenti sui debiti del defunto e le ricevute delle spese funerarie.
Se ha dubbi sulla scadenza della dichiarazione di successione o su come regolarizzare un ritardo, può richiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: compili il breve modulo indicando la data della morte, chi sono gli eredi e quali beni ci sono, e riceverà una risposta scritta in 2-5 giorni lavorativi.
Le informazioni di questo articolo sono di carattere generale, aggiornate alla data di pubblicazione, e non sostituiscono un parere sul caso specifico.
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