Hanno pubblicato una mia foto sui social senza consenso: come farla rimuovere
Una foto pubblicata senza consenso su Instagram, Facebook o TikTok si può far rimuovere. Vediamo cosa dice la legge, quando il consenso non serve, i passi da seguire, i termini per la querela e quando spetta il risarcimento.

Ha scoperto che qualcuno ha pubblicato una sua foto su Instagram, Facebook o TikTok senza chiederle il permesso. In breve: di regola una foto pubblicata senza consenso, in cui lei è riconoscibile, viola il suo diritto all'immagine e la normativa sulla protezione dei dati personali, e lei può pretenderne la rimozione. Il primo passo è conservare le prove; il secondo è chiedere la cancellazione a chi l'ha pubblicata e segnalare il contenuto alla piattaforma. Se la foto ha contenuto intimo o sessuale, i tempi si stringono: la querela va presentata entro sei mesi e il Garante privacy può intervenire entro quarantotto ore.
Foto pubblicata senza consenso: cosa dice la legge
L'articolo 10 del codice civile stabilisce che, quando l'immagine di una persona è esposta o pubblicata fuori dai casi consentiti dalla legge, oppure con pregiudizio al suo decoro o alla sua reputazione, il giudice, su richiesta dell'interessato, può disporre che l'abuso cessi, salvo il risarcimento dei danni.
L'articolo 96 della legge sul diritto d'autore, la n. 633 del 1941, aggiunge che il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso. Per ritratto si intende qualsiasi immagine da cui la persona sia riconoscibile, foto o video.
Infine, un'immagine che rende riconoscibile una persona è un dato personale ai sensi del Regolamento europeo sulla protezione dei dati, il GDPR. Chi la pubblica deve avere una base giuridica per farlo, che nei rapporti tra privati è di solito proprio il consenso. Il GDPR non si applica alle attività esclusivamente personali o domestiche, come mandare le foto di una festa in una chat ristretta di amici; ma secondo la Corte di giustizia dell'Unione europea la pubblicazione su internet, accessibile a un numero indefinito di persone, non rientra in questa esenzione.
Ci sono casi in cui il consenso non serve?
Sì, li elenca l'articolo 97 della legge sul diritto d'autore. Il consenso non è necessario quando la pubblicazione è giustificata dalla notorietà della persona o dall'ufficio pubblico che ricopre, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, oppure quando l'immagine è collegata a fatti, avvenimenti o cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Sono eccezioni da leggere con attenzione. Una foto scattata in strada o a un concerto non può essere pubblicata da chiunque per qualsiasi scopo: l'eccezione riguarda l'immagine inserita nel racconto dell'evento, non la persona ripresa in primo piano e usata per altri fini, ad esempio per deriderla. E soprattutto, lo stesso articolo 97 precisa che, anche nei casi consentiti, il ritratto non può essere esposto se ne deriva un danno all'onore, alla reputazione o al decoro della persona.
Attenzione anche al consenso già dato. Aver accettato di farsi fotografare non equivale ad aver accettato la pubblicazione online, e il consenso al trattamento dei dati personali si può revocare in qualsiasi momento, come prevede l'articolo 7 del GDPR.
Come far rimuovere la foto: i passi da seguire
Primo passo: conservare le prove. Prima di qualsiasi altra iniziativa, faccia screenshot del post completo, in cui si vedano il profilo che l'ha pubblicato, la data, l'indirizzo della pagina e, se rilevanti, i commenti. Se il post viene cancellato dopo la sua richiesta, senza prove sarà difficile far valere il danno già subito.
Secondo passo: chiedere la cancellazione a chi l'ha pubblicata. Basta un messaggio scritto, meglio via email o PEC, in cui dice di non aver dato il consenso, o di revocarlo, e chiede la rimozione immediata. Se chi ha pubblicato è un'azienda, un'associazione o un professionista, la richiesta si fonda sull'articolo 17 del GDPR, il diritto alla cancellazione: l'articolo 12 impone di rispondere senza ingiustificato ritardo e comunque entro un mese, termine prorogabile di due mesi solo per richieste complesse e comunicando il motivo entro il primo mese.
Terzo passo: segnalare il contenuto alla piattaforma. I principali social hanno moduli dedicati alla pubblicazione di immagini senza consenso. Il Regolamento europeo sui servizi digitali, il Digital Services Act, obbliga le piattaforme a predisporre meccanismi di segnalazione facili da usare e a motivare le decisioni che prendono. Indichi l'indirizzo esatto del post e spieghi perché non è autorizzato.
Quarto passo, se nulla funziona: rivolgersi al Garante o al giudice. È possibile presentare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, come prevedono l'articolo 77 del GDPR e l'articolo 141 del Codice privacy, oppure agire davanti al tribunale. Le due strade sono alternative: per l'articolo 140-bis del Codice privacy, una volta presentato il reclamo al Garante non si può proporre al giudice la stessa domanda tra le stesse parti. Nei casi urgenti il giudice può ordinare la rimozione anche con un provvedimento cautelare.
E se la foto è intima o a contenuto sessuale?
Qui la situazione è più grave e la legge è più severa. L'articolo 612-ter del codice penale, introdotto dalla legge n. 69 del 2019, il cosiddetto Codice rosso, punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro chi diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone ritratte. La stessa pena si applica a chi li ha ricevuti e li diffonde a sua volta per recare danno. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da chi è o è stato legato alla vittima da una relazione affettiva, oppure attraverso strumenti informatici.
Il reato è punibile a querela, da presentare entro sei mesi da quando si è venuti a conoscenza del fatto. È un termine da non perdere: scaduto, la querela non è più proponibile, salvo i casi in cui la legge prevede che si proceda d'ufficio.
C'è poi uno strumento preventivo. L'articolo 144-bis del Codice privacy consente a chi ha fondato motivo di ritenere che proprie immagini o video intimi possano essere diffusi senza consenso di fare una segnalazione al Garante, che decide entro quarantotto ore e può ordinare alle piattaforme di bloccarne la diffusione. La segnalazione può essere fatta anche dai minori che hanno compiuto quattordici anni e, per i minori, dai genitori.
Se la foto, anche non intima, è accompagnata da commenti offensivi, può esserci anche diffamazione, punita dall'articolo 595 del codice penale: qui la querela va presentata entro tre mesi dalla conoscenza del fatto.
Posso chiedere un risarcimento?
Sì, se la pubblicazione le ha causato un danno. L'articolo 10 del codice civile fa salvo il risarcimento e l'articolo 82 del GDPR riconosce il diritto al risarcimento del danno materiale o immateriale derivante da un trattamento illecito di dati personali. Il danno però va dimostrato: non basta la violazione in sé, occorre provare le conseguenze concrete, come la diffusione del post o le ripercussioni sul lavoro e sulle relazioni.
Un esempio: un ex collega pubblica su un profilo aperto una foto di lei scattata a una cena aziendale, con una didascalia ironica; il post viene condiviso decine di volte e arriva al suo nuovo datore di lavoro. Le condivisioni e le conseguenze sul lavoro sono proprio ciò che serve a dimostrare il danno. L'azione di risarcimento si prescrive di regola in cinque anni, ai sensi dell'articolo 2947 del codice civile, ma muoversi presto rende più facile raccogliere le prove.
Quando farsi assistere e cosa preparare
Conviene chiedere un parere legale quando chi ha pubblicato la foto rifiuta di rimuoverla, quando la piattaforma respinge la segnalazione, quando la foto ha contenuto intimo o è stata ripresa da altri siti, o quando la pubblicazione ha avuto conseguenze sul lavoro o sulla vita privata. La scelta tra querela, reclamo al Garante e azione civile va fatta con attenzione, anche per non perdere i termini.
Per una prima valutazione servono gli screenshot del post con data e indirizzo, il nome del profilo che l'ha pubblicato, le eventuali richieste di rimozione già inviate e le risposte ricevute, le segnalazioni fatte alla piattaforma e ogni elemento sulla diffusione del contenuto. Annoti la data in cui ha scoperto la pubblicazione: da lì decorrono i termini per la querela.
Se si trova in questa situazione, può richiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: l'Avv. Stefano Ricci esamina il caso e i documenti e risponde per iscritto in 2-5 giorni lavorativi, indicando quali strumenti utilizzare e in quali tempi.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale, sono aggiornate alla data di pubblicazione e non sostituiscono un parere legale sul caso specifico.
Area di interventoPrivacy e Protezione dei Dati PersonaliConformità al GDPR e al Codice Privacy, tutela dei dati sensibili e gestione del data breach.Articoli correlati

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