Multa dell'autovelox: quando conviene fare ricorso e a chi
Una multa per eccesso di velocità si può contestare solo per un vizio preciso. Vediamo quali sono i vizi più frequenti, cosa cambia con il decreto sugli autovelox del 2026 e come scegliere tra Prefetto e Giudice di pace.

È arrivato a casa un verbale per eccesso di velocità rilevato da un autovelox e si chiede se valga la pena contestarlo. La risposta breve è questa: il ricorso contro la multa dell'autovelox conviene quando c'è un vizio concreto da far valere, come una notifica tardiva, un apparecchio non omologato o non tarato, una postazione non segnalata. Le strade sono due, alternative tra loro: il ricorso al Prefetto entro 60 giorni oppure il ricorso al Giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica. Prima di tutto, però, non paghi: il pagamento chiude la partita e impedisce di fare ricorso.
In questo articolo vediamo quali vizi possono rendere contestabile la multa, cosa è cambiato con il decreto ministeriale sugli autovelox in vigore da luglio 2026, a chi rivolgersi e cosa si rischia se il ricorso viene respinto.
Pagare o fare ricorso: cosa succede se pago?
L'articolo 202 del Codice della strada consente il pagamento in misura ridotta: la somma pari al minimo previsto per la violazione, da versare entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notifica, ridotta del 30% se il pagamento avviene entro 5 giorni. È una scelta legittima e spesso sensata, quando il verbale è regolare.
Il punto da sapere è che il pagamento in misura ridotta estingue il procedimento e preclude il ricorso, sia al Prefetto sia al Giudice di pace. Non si può pagare per prudenza e poi contestare. Per questo, se ha dubbi sulla regolarità della multa, conviene far esaminare il verbale nei primi giorni, prima di decidere. Il termine di 5 giorni per lo sconto è molto breve, mentre quelli per il ricorso sono più lunghi: valuti con calma, ma senza lasciar scadere nulla.
Quando la multa dell'autovelox è contestabile?
Non basta ritenere la multa ingiusta: il ricorso deve indicare un motivo preciso. I vizi che si incontrano più spesso sono questi.
Il primo riguarda i tempi di notifica. Quando la violazione non viene contestata subito, come accade quasi sempre con gli autovelox, l'articolo 201 del Codice della strada impone di notificare il verbale entro novanta giorni dall'accertamento al proprietario residente in Italia. Se, ad esempio, la rilevazione è di marzo e la notifica arriva a fine luglio, è il caso di far verificare con attenzione le date.
Il secondo riguarda l'apparecchio. L'articolo 142, comma 6, del Codice della strada dà valore di prova alle rilevazioni effettuate con apparecchiature debitamente omologate. Inoltre l'apparecchio deve essere sottoposto a verifiche periodiche di funzionalità e taratura, cioè ai controlli che ne accertano la precisione: in caso di contestazione, spetta all'amministrazione dimostrare che sono state eseguite.
Il terzo riguarda la postazione. L'articolo 142, comma 6-bis, richiede che le postazioni di controllo della velocità siano preventivamente segnalate e ben visibili. Su alcune categorie di strade, come le extraurbane secondarie e le urbane di scorrimento, il controllo senza fermo del veicolo è ammesso solo nei tratti individuati con decreto del Prefetto. Infine, il verbale deve contenere gli elementi essenziali: data, ora, luogo, velocità rilevata, tolleranza applicata e motivo della mancata contestazione immediata.
Autovelox non omologato: cosa cambia con il decreto del 2026
Per anni il nodo è stato la differenza tra approvazione e omologazione. L'approvazione è il riconoscimento del modello di apparecchio; l'omologazione è la verifica, secondo una procedura tecnica, della sua conformità e precisione. Dal 2024 la Corte di cassazione ha affermato in più pronunce che la sola approvazione non equivale all'omologazione richiesta dall'articolo 142 e che, senza omologazione, l'accertamento della velocità non è valido. Alcuni giudici di merito hanno però deciso in senso diverso, e la questione non può dirsi chiusa per ogni caso.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è intervenuto con il decreto n. 125 del 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a luglio e in vigore dal 12 luglio 2026, che disciplina omologazione, taratura e verifiche di funzionalità degli apparecchi. Tra le disposizioni transitorie, i dispositivi conformi ai modelli approvati indicati in un allegato del decreto si intendono omologati; gli altri devono seguire la procedura di omologazione. Gli apparecchi vanno inoltre censiti nella banca dati del Ministero.
Due conseguenze pratiche. Per le multe rilevate dal 12 luglio 2026 occorre verificare se l'apparecchio rientra tra quelli considerati omologati e se è regolarmente censito e tarato. Per le multe precedenti il decreto non prevede sanatorie: la regolarità va valutata secondo le regole in vigore alla data della rilevazione.
Ricorso multa autovelox: Prefetto o Giudice di pace?
Il ricorso al Prefetto, regolato dall'articolo 203 del Codice della strada, si presenta entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notifica, all'ufficio o comando che ha accertato la violazione oppure direttamente alla Prefettura, anche con raccomandata o PEC. È gratuito e non richiede un avvocato; si può chiedere di essere ascoltati di persona. Se il Prefetto non decide nei termini previsti dalla legge, il ricorso si intende accolto. Se invece lo respinge, emette un'ordinanza-ingiunzione per una somma non inferiore al doppio del minimo, come prevede l'articolo 204: è il rischio principale di questa strada. Contro l'ordinanza si può ancora proporre opposizione al Giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica.
Il ricorso al Giudice di pace, previsto dall'articolo 204-bis, va depositato entro 30 giorni dalla contestazione o dalla notifica, che diventano 60 per chi risiede all'estero, presso il Giudice di pace del luogo in cui è avvenuta la violazione. È un vero giudizio, con un'udienza, e richiede il pagamento del contributo unificato. Nelle cause di opposizione alle multe si può stare in giudizio anche senza avvocato, ma l'atto deve essere impostato con cura: i motivi vanno indicati nel ricorso e le prove, come le fotografie della postazione o la busta con la data di notifica, vanno prodotte subito.
Facciamo un esempio. Se il verbale è stato notificato il 5 ottobre, il ricorso al Giudice di pace va depositato entro il 4 novembre, mentre quello al Prefetto entro il 4 dicembre. Se la scadenza cade di domenica o in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo.
Cosa rischio se il ricorso viene respinto?
Con il ricorso si rinuncia allo sconto del pagamento in misura ridotta. Se il Giudice di pace respinge l'opposizione, determina la sanzione tra il minimo e il massimo previsti dalla legge e può condannare al pagamento delle spese del giudizio. Se a respingere è il Prefetto, come visto, la somma è almeno doppia rispetto al minimo.
Anche i punti della patente seguono l'esito del ricorso: se la multa viene annullata, la decurtazione non si applica. Ricordi poi che, quando la violazione comporta la perdita di punti e il verbale è notificato al proprietario del veicolo, va comunicato entro i termini indicati nel verbale stesso chi era alla guida, anche se si presenta ricorso: l'omessa comunicazione comporta una sanzione autonoma.
Per questo la scelta va fatta guardando all'importo, alla solidità del vizio e ai documenti disponibili. Un ricorso fondato su un vizio verificabile, come una notifica oltre i novanta giorni, ha basi ben diverse da una contestazione generica.
Come verificare il verbale e cosa preparare
Prima di decidere è utile raccogliere il verbale completo, la busta o la ricevuta della PEC con la data di notifica, le fotografie della postazione e della segnaletica, se è possibile farle, e i dati dell'apparecchio indicati nel verbale: modello, matricola, estremi di approvazione o omologazione e data dell'ultima taratura. Se questi dati mancano, si può chiedere all'ente accertatore l'accesso agli atti, cioè la copia dei certificati di omologazione e taratura e del decreto prefettizio che autorizza la postazione.
Conviene farsi assistere quando l'importo è elevato, quando la multa comporta la sospensione della patente, quando le multe sono più d'una sullo stesso tratto o quando il vizio riguarda l'omologazione o la taratura, che richiede di leggere certificati e decreti. Il diritto amministrativo e sanzionatorio è seguito dallo Studio insieme a professionisti partner specializzati: lo Studio si occupa del primo inquadramento e della verifica dei termini e, quando serve, indica il professionista adatto.
Se ha ricevuto una multa dell'autovelox e vuole capire se conviene contestarla, può richiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: esaminiamo il verbale e i documenti e rispondiamo per iscritto in 2-5 giorni lavorativi, indicando se ci sono vizi da far valere, quale strada seguire e le scadenze da rispettare.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale, sono aggiornate alla data di pubblicazione e non sostituiscono un parere legale sul caso specifico.
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