Diritto Civile01 novembre 2026

Mi hanno dato un assegno scoperto: come recuperare la somma e entro quando agire

La banca le ha restituito un assegno senza copertura. Vediamo cosa può fare chi lo ha firmato per rimediare, perché il termine di sei mesi è decisivo e come si arriva al pignoramento.

Mi hanno dato un assegno scoperto: come recuperare la somma e entro quando agire

Ha ricevuto un assegno, lo ha versato in banca e dopo qualche giorno le comunicano che è tornato indietro perché sul conto di chi l'ha firmato non c'erano soldi. Davanti a un assegno scoperto, cosa fare dipende soprattutto dal tempo. La risposta breve è che la somma si può recuperare, e l'assegno stesso è uno strumento forte per farlo: se è regolare, vale come titolo esecutivo e permette di arrivare al pignoramento senza passare per una causa. Questo vantaggio però si perde se si lasciano passare sei mesi dalla scadenza del termine di presentazione. La prima cosa da fare è conservare l'originale dell'assegno restituito dalla banca e annotare le date.

Questa guida è per chi ha incassato, o tentato di incassare, un assegno bancario senza copertura: un privato pagato per la vendita di un'auto, un artigiano saldato per un lavoro, un piccolo imprenditore pagato da un cliente.

Assegno scoperto: cosa succede quando la banca non lo paga?

Quando l'assegno viene presentato all'incasso e sul conto del traente, cioè di chi lo ha firmato, manca la provvista, la banca non lo paga. Il mancato pagamento viene constatato con il protesto, un atto formale redatto da un notaio o da un ufficiale giudiziario, oppure con una dichiarazione equivalente della banca o della stanza di compensazione (art. 45 della legge sugli assegni, il regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736). Questa constatazione serve a conservare le azioni contro chi è obbligato a pagare l'assegno: chi lo ha firmato e chi, eventualmente, lo ha girato a lei.

Per questo è importante che l'assegno sia stato presentato in tempo. La legge prevede che l'assegno pagabile nello stesso comune in cui è stato emesso vada presentato entro otto giorni, quello pagabile in un comune diverso entro quindici giorni (art. 32 della legge sugli assegni). Di solito basta versarlo sul proprio conto entro questi termini.

Emettere un assegno senza provvista oggi non è più un reato: è un illecito amministrativo, punito con una sanzione pecuniaria e con sanzioni accessorie, tra cui il divieto di emettere assegni (legge 15 dicembre 1990, n. 386, art. 2). La sanzione la applica la Prefettura e non va a lei. Una denuncia penale ha senso solo se l'assegno fa parte di un raggiro più ampio, per esempio una truffa: va valutato caso per caso, non è la strada ordinaria per riavere i soldi.

Chi ha firmato l'assegno può ancora rimediare?

Sì, ed è spesso il modo più rapido per essere pagati. Chi ha emesso l'assegno scoperto può evitare la sanzione amministrativa pagando al portatore, entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione, l'importo dell'assegno, gli interessi, una penale pari al dieci per cento della somma e le eventuali spese di protesto (art. 8 della legge 386/1990). La prova del pagamento va poi consegnata alla banca. Se non paga in tempo, la banca segnala il suo nominativo alla Centrale d'allarme interbancaria, l'archivio consultato dalle banche, e gli viene revocata la possibilità di emettere assegni.

In pratica, il traente ha un interesse concreto a pagare presto. Conviene quindi scrivergli subito, con raccomandata con ricevuta di ritorno o PEC, chiedendo il pagamento di quanto dovuto e ricordando il termine. Nella lettera vanno indicati il numero e l'importo dell'assegno, la data in cui è stato presentato, la somma richiesta e il modo per pagare, per esempio un bonifico su un conto indicato. Se paga, gli si rilascia la quietanza, cioè la dichiarazione scritta di avvenuto pagamento, e gli si restituisce l'assegno.

Entro quando posso agire con l'assegno scoperto?

Il termine da segnare in agenda è quello di sei mesi. Le azioni del portatore contro chi ha firmato o girato l'assegno si prescrivono in sei mesi dalla scadenza del termine di presentazione (art. 75 della legge sugli assegni). Un esempio con date ipotetiche: se l'assegno è stato emesso il 10 marzo ed è pagabile nella stessa città, il termine di presentazione scade otto giorni dopo, e da quel momento decorrono i sei mesi, che finiscono quindi a metà settembre. Entro quella data l'azione va avviata, non soltanto preparata.

Il motivo per cui questo termine conta tanto è che, finché è aperto, l'assegno vale come titolo esecutivo: il codice di procedura civile riconosce questa forza agli assegni e agli altri titoli di credito (art. 474 del codice di procedura civile, in relazione all'art. 55 della legge sugli assegni). Serve però che l'assegno sia regolare nella forma: un assegno senza data, o con requisiti essenziali mancanti o alterati, può perdere questa efficacia.

Come si recupera la somma, passo per passo?

Il primo passo è la richiesta scritta di pagamento, descritta sopra, da inviare appena l'assegno torna indietro.

Il secondo passo, se il pagamento non arriva, è l'atto di precetto: un'intimazione formale a pagare entro un termine non inferiore a dieci giorni, che deve precedere il pignoramento. Poiché l'assegno è già un titolo esecutivo, non serve prima una causa né un decreto ingiuntivo.

Il terzo passo, se anche il precetto resta senza risposta, è il pignoramento: del conto corrente, dello stipendio o della pensione presso terzi, oppure di altri beni del debitore. Prima di sostenere i costi dell'esecuzione è utile capire se il debitore ha redditi o beni aggredibili, perché ottenere un titolo contro chi non ha nulla aggiunge spese senza portare incassi.

E se i sei mesi sono già passati?

Il diritto di essere pagati non si perde. Si perde l'azione basata sull'assegno come titolo di credito, ma resta il credito originario, cioè il rapporto per cui l'assegno era stato dato: il prezzo dell'auto venduta, il compenso per il lavoro svolto, la restituzione di un prestito. Quel credito ha la sua prescrizione, che di regola è di dieci anni (art. 2946 del codice civile), salvo i termini più brevi previsti per alcuni crediti.

In questo caso, però, serve prima ottenere un titolo dal giudice, di solito con un decreto ingiuntivo, e bisogna essere in grado di dimostrare il rapporto sottostante. L'assegno resta un documento utile, insieme a contratti, preventivi, fatture, messaggi ed email in cui il debitore riconosce il debito. Il percorso è più lungo e costoso di quello basato sul titolo esecutivo: per questo conviene muoversi prima della scadenza dei sei mesi.

Quali errori evitare?

Il primo errore è separarsi dall'originale. Senza l'assegno restituito dalla banca, con il protesto o la dichiarazione di mancato pagamento, non si può agire in via esecutiva: va conservato in un luogo sicuro, e ai professionisti si consegna solo quando serve per gli atti. Il secondo è accettare promesse a voce e lasciar scorrere i mesi. Il terzo è restituire l'assegno al debitore in cambio di un nuovo assegno o di un impegno generico: se si accetta un accordo di rateizzazione, è bene metterlo per iscritto e restituire l'originale solo a pagamento completato.

Quando farsi assistere e cosa preparare

Conviene farsi assistere quando il traente non risponde alla prima richiesta, quando l'importo è rilevante o quando il termine dei sei mesi si avvicina. Un avvocato verifica che l'assegno sia valido come titolo esecutivo, calcola le somme dovute e i termini, e imposta precetto e pignoramento in base alla situazione del debitore. È utile preparare l'assegno originale con il protesto o la dichiarazione della banca, la contabile del versamento, le comunicazioni ricevute dalla banca, i documenti che spiegano perché l'assegno le era stato dato e i dati che conosce sul debitore, come indirizzo, datore di lavoro o attività.

Se vuole un parere sul suo caso, può chiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: compili il breve modulo indicando importo e data dell'assegno e quando la banca glielo ha restituito, e riceverà una risposta scritta in 2-5 giorni lavorativi.

Le informazioni di questo articolo sono di carattere generale, aggiornate alla data di pubblicazione, e non sostituiscono un parere sul caso specifico.

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