Giurisprudenza07 ottobre 2026

Sono stato denunciato ingiustamente: cosa succede e come difendermi

Una denuncia per un fatto mai commesso non è una condanna, ma va gestita con attenzione. Vediamo cosa succede dopo la denuncia, come sapere se si è indagati, come difendersi nelle indagini e quando c'è calunnia.

Sono stato denunciato ingiustamente: cosa succede e come difendermi

Ha scoperto che un vicino, un ex socio o un ex partner ha presentato una denuncia contro di lei per un reato che non ha commesso. Essere denunciato ingiustamente spaventa, ma la risposta breve è che una denuncia non è una condanna. Apre un procedimento in cui il pubblico ministero deve verificare i fatti, e molti procedimenti si chiudono con l'archiviazione. Il modo in cui si reagisce nelle prime settimane, però, conta. Le cose da fare sono tre: non contattare chi l'ha denunciata, nominare un avvocato di fiducia e raccogliere subito le prove a proprio favore. Se chi ha sporto denuncia sapeva che lei era innocente, commette a sua volta un reato, la calunnia.

In questo articolo spieghiamo cosa succede dopo una denuncia, come sapere se si è indagati, come difendersi durante le indagini e cosa si può fare contro chi ha accusato ingiustamente.

Cosa succede dopo una denuncia?

Quando riceve una denuncia o una querela, il pubblico ministero la iscrive nel registro delle notizie di reato, previsto dall'articolo 335 del codice di procedura penale, e se l'accusa riguarda una persona determinata ne iscrive il nome. Da quel momento la persona accusata diventa indagata: non è imputata e non è colpevole, è semplicemente la persona su cui si svolgono le indagini.

Le indagini preliminari hanno una durata massima fissata dall'articolo 405 del codice di procedura penale, come modificato dalla riforma Cartabia: sei mesi per le contravvenzioni, un anno per la generalità dei delitti, un anno e sei mesi per i reati più gravi. Il termine decorre dall'iscrizione del nome dell'indagato nel registro e può essere prorogato dal giudice una sola volta, per non più di sei mesi.

Alla fine il pubblico ministero sceglie tra due strade. Se gli elementi raccolti non consentono una ragionevole previsione di condanna, chiede al giudice l'archiviazione, secondo l'articolo 408 del codice di procedura penale. Altrimenti esercita l'azione penale e il procedimento va verso il processo. È in questa fase che la difesa può incidere di più.

Come faccio a sapere se sono stato denunciato?

Spesso la notizia arriva in modo indiretto: una frase di chi ha denunciato, una telefonata dei carabinieri, una convocazione in commissariato. Per avere una risposta certa si può presentare, personalmente o tramite il proprio avvocato, una richiesta alla Procura della Repubblica ai sensi dell'articolo 335, comma 3, del codice di procedura penale. La Procura comunica le iscrizioni che riguardano il richiedente, con il numero del procedimento e il reato per cui si procede.

Ci sono però dei limiti. La comunicazione è esclusa per i reati più gravi indicati dall'articolo 407, comma 2, lettera a), come quelli di criminalità organizzata. Inoltre, se ci sono specifiche esigenze investigative, il pubblico ministero può disporre il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi, non rinnovabile. Una risposta negativa, quindi, non esclude sempre che un procedimento esista.

L'indagato può anche ricevere l'informazione di garanzia, regolata dall'articolo 369 del codice di procedura penale. Viene inviata quando il pubblico ministero deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere. Dopo la legge n. 114 del 2024 contiene una sommaria descrizione del fatto, le norme che si ritengono violate, la data e il luogo del fatto e l'invito a nominare un difensore di fiducia.

Denunciato ingiustamente: cosa non fare

La reazione istintiva è chiamare chi ha sporto denuncia per chiedere spiegazioni, oppure sfogarsi sui social. Sono entrambe scelte da evitare. Un messaggio dai toni accesi può essere letto come una pressione o una minaccia e diventare un nuovo elemento a carico. Lo stesso vale per i contatti con le persone che potrebbero essere sentite come testimoni.

Prudenza anche se si viene convocati dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero. L'indagato ha la facoltà di non rispondere, e prima di un interrogatorio è opportuno aver letto gli atti con il proprio difensore e aver deciso insieme a lui se e cosa dichiarare. Spiegazioni date a voce, in modo impreciso o incompleto, rischiano di essere usate contro di lei.

Come difendersi durante le indagini

Il primo passo è nominare un difensore di fiducia, che può accedere alle informazioni disponibili e seguire il procedimento fin dall'inizio. Il secondo è raccogliere le prove che smentiscono l'accusa, prima che si perdano: chat e email complete, non solo i messaggi più favorevoli, ricevute, estratti conto, registrazioni delle telecamere, che spesso vengono cancellate dopo pochi giorni, nomi di chi era presente.

Facciamo un esempio. Se un ex socio la accusa di aver trattenuto denaro della società, i bonifici, i verbali e la corrispondenza sull'uso di quelle somme possono dimostrare che i pagamenti erano autorizzati. Il difensore può depositare questi documenti al pubblico ministero con una memoria, come consente l'articolo 367 del codice di procedura penale, e svolgere investigazioni difensive, ad esempio raccogliendo le dichiarazioni di persone informate sui fatti. L'obiettivo è che la richiesta di archiviazione arrivi già nelle indagini, senza dover affrontare un processo.

Se invece il pubblico ministero intende procedere, prima di chiudere le indagini notifica l'avviso di conclusione previsto dall'articolo 415-bis del codice di procedura penale. Da quel momento l'indagato ha venti giorni per prendere visione degli atti, depositare memorie e documenti o chiedere di essere interrogato: è un termine breve, che va gestito subito con il difensore.

Chi mi ha denunciato ingiustamente ne risponde?

Dipende da cosa sapeva. L'articolo 368 del codice penale punisce la calunnia, cioè l'accusa rivolta all'autorità giudiziaria, o a un'autorità che ha l'obbligo di riferirle, nei confronti di una persona che si sa innocente, o la simulazione di prove contro di lei. La pena è la reclusione da due a sei anni, aumentata nei casi più gravi.

Il punto decisivo è proprio la consapevolezza dell'innocenza. Secondo l'orientamento consolidato della Cassazione, una denuncia che si rivela infondata non è di per sé calunnia: chi denuncia in buona fede, per un errore ragionevole o nel dubbio, non commette reato. Per questo la denuncia per calunnia va valutata con attenzione e spesso conviene presentarla quando l'esito del primo procedimento ha chiarito i fatti. Chi è stato calunniato può costituirsi parte civile nel processo per calunnia e chiedere il risarcimento dei danni.

C'è poi una tutela specifica per i reati procedibili a querela, quelli in cui il procedimento parte solo se la persona offesa lo chiede. Se l'imputato viene prosciolto perché il fatto non sussiste o perché non lo ha commesso, gli articoli 427 e 542 del codice di procedura penale consentono al giudice di condannare il querelante alle spese del procedimento e, su richiesta, a rimborsare le spese di difesa dell'imputato; in caso di colpa grave, anche a risarcire i danni. Non è una conseguenza automatica: il giudice valuta il comportamento di chi ha presentato la querela.

Quando farsi assistere e cosa preparare

È opportuno rivolgersi a un avvocato appena si ha notizia della denuncia, e comunque prima di qualsiasi convocazione, quando si riceve un'informazione di garanzia o un avviso di conclusione delle indagini, o quando si sta pensando di denunciare a propria volta chi l'ha accusata.

Per una prima valutazione è utile avere ogni atto ricevuto, con la data di notifica, la risposta della Procura alla richiesta ai sensi dell'articolo 335, se l'ha già presentata, una ricostruzione scritta dei fatti con date e luoghi, e tutti i documenti e messaggi che riguardano il rapporto con chi l'ha denunciata.

Se si trova in questa situazione, può richiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: la materia penale è seguita dall'Avv. Beissan Al Qaryouthi, che esamina gli atti e risponde per iscritto in 2-5 giorni lavorativi, indicando i passi da compiere e i termini da rispettare.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale, sono aggiornate alla data di pubblicazione e non sostituiscono un parere legale sul caso specifico.

Area di interventoDiritto PenaleDifesa nelle indagini e in giudizio, misure cautelari e tutela della persona offesa.

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