Giurisprudenza18 ottobre 2026

Ricevo minacce su WhatsApp: quando è reato e come denunciare

Una minaccia scritta in chat è un reato come se fosse detta a voce, ma per querelare ci sono tre mesi. Vediamo quando un messaggio è minaccia, come conservare le prove e cosa cambia se i messaggi sono continui.

Ricevo minacce su WhatsApp: quando è reato e come denunciare

Le arrivano su WhatsApp messaggi come «te la faccio pagare» o «so dove abiti, stai attento». La risposta breve è che una minaccia scritta in chat è un reato come se fosse detta a voce: l'articolo 612 del codice penale punisce chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno, qualunque sia il mezzo usato. Per denunciare le minacce su WhatsApp, però, c'è un termine da rispettare: nella maggior parte dei casi la querela va presentata entro tre mesi da quando ha ricevuto il messaggio. La prima cosa da fare è non cancellare nulla e conservare la chat.

In questo articolo spieghiamo quando un messaggio è davvero una minaccia penalmente rilevante, come si conservano le prove, entro quando e dove si presenta la querela e cosa cambia se i messaggi sono continui.

Quando un messaggio su WhatsApp è reato di minaccia?

La minaccia è la prospettazione di un male futuro che dipende dalla volontà di chi la fa: un'aggressione, un danno alla casa o all'auto, la diffusione di foto private, un pericolo per i figli. Non serve che chi scrive abbia davvero intenzione di farlo, né che la vittima si sia effettivamente spaventata. Conta che la frase, letta nel suo contesto, sia idonea a intimorire una persona comune.

Il danno minacciato deve essere ingiusto, cioè contrario alla legge. Per questo non è minaccia annunciare l'esercizio di un proprio diritto: «se non mi paghi entro venerdì ti faccio causa» o «ti denuncio» sono frasi lecite, purché non servano a ottenere qualcosa che non spetta.

Il contesto pesa molto. «Ti rovino» scritto durante una discussione di lavoro può avere un senso diverso dallo stesso messaggio inviato da un ex partner che continua a farsi vivo dopo la fine della relazione. Per questo i messaggi vanno sempre valutati insieme, non uno alla volta.

Che pena rischia chi minaccia?

L'articolo 612 distingue due ipotesi. La minaccia semplice è punita con la multa fino a 1.032 euro. Se la minaccia è grave, oppure è fatta in uno dei modi indicati dall'articolo 339 del codice penale, ad esempio con armi o da più persone riunite, la pena è la reclusione fino a un anno. La gravità si valuta guardando al male prospettato, al tono, alle circostanze e alla persona che scrive: minacciare di morte o di colpire i figli è di norma considerato grave.

Nella maggior parte dei casi il reato è procedibile a querela, cioè il procedimento parte solo se la persona offesa lo chiede formalmente. Dopo la riforma Cartabia si procede d'ufficio, anche senza querela, solo in casi particolari: quando la minaccia è fatta nei modi dell'articolo 339, quando è grave e ricorrono circostanze aggravanti a effetto speciale diverse dalla recidiva, o quando la vittima è incapace per età o per infermità. Per la generalità dei messaggi minacciosi, quindi, senza querela non succede nulla.

Entro quanto devo denunciare le minacce su WhatsApp?

Il termine per la querela è di tre mesi e lo fissa l'articolo 124 del codice penale. Decorre dal giorno in cui la persona offesa ha notizia del fatto, che per un messaggio coincide di solito con il momento in cui lo ha letto. Facciamo un esempio: se il messaggio è arrivato e lo ha letto il 10 settembre, la querela va presentata entro il 10 dicembre. Passato il termine, quel singolo episodio non è più perseguibile.

Se i messaggi sono molti, ognuno ha il suo termine. Chi aspetta mesi rischia di poter querelare solo per gli ultimi. Per questo, anche se spera che la situazione si calmi, è prudente far valutare subito i messaggi e decidere con lucidità.

Il termine cambia se le minacce sono ripetute e le provocano uno stato di ansia o di paura, come vedremo più avanti: in quel caso può trattarsi di atti persecutori, per i quali la querela si presenta entro sei mesi.

Come conservo le prove dei messaggi?

La chat è la prova principale, e va conservata in modo che non si possa contestare. Il primo passo è non cancellare la conversazione: se decide di bloccare il contatto, lo faccia senza eliminare la chat e dopo aver salvato tutto. Va evitato anche di rispondere con toni accesi: una replica aggressiva può essere usata contro di lei.

Poi si fanno gli screenshot dei messaggi, in modo che si vedano il numero o il nome del mittente, la data e l'ora. È utile anche esportare la chat dalle impostazioni di WhatsApp e salvarne una copia altrove. Gli screenshot da soli possono essere contestati come modificabili: per questo è importante conservare il telefono con la conversazione originale, che potrà essere esaminato se servirà. Se ha ricevuto messaggi vocali, li salvi e annoti cosa dicono.

Infine, scriva una breve cronologia: chi è il mittente, quando sono iniziati i messaggi, se ci sono stati altri episodi, come telefonate o appostamenti, e chi ne è a conoscenza.

Come si presenta la querela e a chi?

La querela si può presentare ai carabinieri, a un ufficio di polizia o direttamente alla Procura della Repubblica, oralmente o per iscritto, anche tramite un avvocato. Nell'atto si descrivono i fatti, si allegano le copie dei messaggi e si dichiara espressamente di voler perseguire penalmente l'autore. È possibile anche chiedere di essere informati se il pubblico ministero chiede l'archiviazione, per potervisi opporre.

Rivolgersi a un avvocato non è obbligatorio, ma aiuta a scrivere una querela completa, a individuare correttamente il reato e a preparare la costituzione di parte civile nel processo, cioè la richiesta di risarcimento del danno subito.

Se teme per la sua incolumità in quel momento, non aspetti: chiami il 112.

E se le minacce sono continue? Quando diventano stalking

Se i messaggi minacciosi o molesti si ripetono nel tempo e le provocano un perdurante stato di ansia o di paura, un timore fondato per la sua incolumità o per quella di una persona cara, oppure la costringono a cambiare abitudini, come cambiare numero o percorso per tornare a casa, il fatto può integrare il reato di atti persecutori, cioè lo stalking, previsto dall'articolo 612-bis del codice penale. La pena è la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi.

Per lo stalking il termine per la querela è di sei mesi, e la remissione, cioè il ritiro della querela, può avvenire solo davanti al giudice. La querela non si può ritirare se il fatto è stato commesso con minacce reiterate nei modi indicati dall'articolo 612, secondo comma, cioè gravi o fatte ad esempio con armi. Si procede invece d'ufficio, senza querela, se la vittima è minorenne o una persona con disabilità, o se il fatto è connesso a un altro reato procedibile d'ufficio.

Prima della querela, la persona offesa può anche chiedere al questore di ammonire l'autore, secondo l'articolo 8 del decreto-legge n. 11 del 2009. L'ammonimento è un avvertimento formale: se l'ammonito continua, si procede d'ufficio e la pena è aumentata. È uno strumento utile quando si vuole fermare la condotta senza avviare subito un procedimento penale, ma va valutato caso per caso.

Quando farsi assistere e cosa preparare

Conviene rivolgersi a un avvocato appena riceve messaggi che la preoccupano, e comunque prima che scadano i tre mesi dal primo messaggio da cui vuole partire. È ancora più importante farlo se i messaggi arrivano da un ex partner, da un familiare o da un vicino con cui i contatti sono inevitabili, perché in questi casi può essere necessario chiedere anche misure di protezione.

Per una prima valutazione è utile avere gli screenshot e l'esportazione della chat, il numero e l'identità del mittente, la cronologia scritta degli episodi, i nomi di chi può confermare i fatti ed eventuali certificati medici se la situazione le ha causato disturbi di ansia o del sonno.

Se si trova in questa situazione, può richiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: la materia penale è seguita dall'Avv. Beissan Al Qaryouthi, che esamina i messaggi e risponde per iscritto in 2-5 giorni lavorativi, indicando se e come presentare querela e quali termini rispettare.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale, sono aggiornate alla data di pubblicazione e non sostituiscono un parere legale sul caso specifico.

Area di interventoDiritto PenaleDifesa nelle indagini e in giudizio, misure cautelari e tutela della persona offesa.

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