Diritto Civile18 ottobre 2026

Sono stato escluso dal testamento di mio padre: cosa posso fare

Il testamento lascia tutto a un fratello o a un estraneo e del proprio nome non c'è traccia. Vediamo chi ha comunque diritto a una quota, come si trova il testamento, cosa si può ottenere e entro quando agire.

Sono stato escluso dal testamento di mio padre: cosa posso fare

Dopo la morte del padre si scopre un testamento che lascia tutto al fratello, alla nuova compagna o a un estraneo, e del proprio nome non c'è traccia. Chi è stato escluso dal testamento si chiede se debba rassegnarsi. La risposta dipende da chi è. Se è un figlio, il coniuge o, in mancanza di figli, un genitore del defunto, la legge gli riserva comunque una parte del patrimonio, che può recuperare in tribunale con l'azione di riduzione, di regola entro dieci anni. Se invece è un fratello, un nipote o il convivente, l'esclusione è legittima, salvo che il testamento stesso sia invalido.

Escluso dal testamento: la prima domanda è "sono un legittimario?"

Il testatore è libero di lasciare i propri beni a chi vuole, ma non del tutto. L'articolo 457 del codice civile stabilisce che le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari. I legittimari, secondo l'articolo 536, sono il coniuge, i figli e, solo se non ci sono figli, gli ascendenti, cioè genitori e nonni. Alla persona unita civilmente spettano le stesse tutele del coniuge.

Per tutti gli altri parenti la situazione è diversa. Fratelli e sorelle, nipoti, zii e cugini non hanno una quota garantita: ereditano per legge solo se manca un testamento, o se il testamento non dispone di tutti i beni. Lo stesso vale, a maggior ragione, per il convivente di fatto, che riceve qualcosa solo se il defunto lo ha previsto.

Questa distinzione cambia tutto. Il figlio escluso ha un diritto che il testamento non può togliergli. Il fratello escluso, invece, può soltanto verificare se il testamento sia valido, perché se non lo è si torna alle regole della successione senza testamento.

"Escludo mio figlio dall'eredità": la frase ha valore?

Capita che il testamento contenga una clausola esplicita, ad esempio "non lascio nulla a mio figlio Marco per il suo comportamento". Si parla in questi casi di diseredazione. Nei confronti dei parenti che non sono legittimari, la giurisprudenza della Cassazione ammette che il testatore possa escluderli espressamente, anche con un testamento che contenga solo questa clausola: sui beni non attribuiti si applicano le regole della successione legittima, ma senza la persona esclusa.

Nei confronti di un legittimario, invece, la clausola non può togliere la quota di legittima, proprio per quanto prevede l'articolo 457. Il figlio diseredato conserva il diritto di chiedere la parte che la legge gli riserva, qualunque sia la motivazione scritta dal genitore, anche quando il rapporto tra i due era interrotto da anni.

Diverso è il caso dell'indegnità. L'articolo 463 elenca alcuni comportamenti gravissimi che escludono una persona dalla successione, come aver ucciso o tentato di uccidere il defunto o un suo stretto familiare, averlo indotto con violenza o inganno a fare o cambiare il testamento, oppure aver soppresso, alterato o falsificato un testamento. I casi sono solo quelli previsti dalla legge: dissapori familiari, mancate visite o liti, anche aspre, non bastano.

Come sapere se c'è un testamento e ottenerne una copia

Chi è escluso spesso non viene nemmeno avvisato. L'articolo 623 del codice civile obbliga il notaio a comunicare l'esistenza del testamento agli eredi e ai legatari di cui conosce il domicilio o la residenza: chi non è nominato nel testamento non è tra i destinatari di questa comunicazione.

Per sapere se il defunto ha lasciato testamenti si può chiedere un certificato al Registro generale dei testamenti, istituito dalla legge n. 307 del 1981 presso l'Ufficio centrale degli archivi notarili del Ministero della Giustizia. La richiesta è possibile solo dopo la morte, allegando il certificato di morte, e il certificato fornisce le indicazioni per risalire al notaio o all'archivio notarile presso cui l'atto è conservato. Il registro raccoglie i testamenti ricevuti da un notaio o depositati presso di lui: un testamento olografo conservato in casa non vi risulta.

Una volta individuato il notaio, è possibile chiedere copia del testamento e del verbale di pubblicazione. È il documento da cui partire: indica chi è stato nominato erede, quali beni sono stati attribuiti e, per il testamento olografo, la data in cui risulta scritto.

Figlio escluso dal testamento: cosa si può ottenere

Il legittimario escluso può chiedere al giudice di ridurre le disposizioni del testamento, e se necessario le donazioni fatte in vita dal defunto, fino a reintegrare la propria quota. Gli articoli 554 e 555 del codice civile prevedono infatti che testamento e donazioni che superano la parte di cui il defunto poteva disporre liberamente siano soggetti a riduzione. Il testamento non viene annullato: perde efficacia solo per quanto serve a ricostituire la quota riservata.

Un esempio ipotetico. Il padre, vedovo, lascia due figli e un patrimonio di 240.000 euro, senza debiti né donazioni, e con il testamento nomina erede solo il figlio maggiore. Con due figli la legge riserva loro complessivamente due terzi del patrimonio, cioè 160.000 euro, quindi 80.000 euro ciascuno. Il figlio escluso può ottenere beni o valori pari a 80.000 euro; i restanti 160.000 euro restano al fratello, a cui il padre poteva lasciare liberamente la parte disponibile. Se negli anni precedenti c'erano state donazioni, ad esempio un appartamento intestato al fratello, il calcolo cambia, perché anche le donazioni entrano nel conto.

C'è un aspetto pratico spesso frainteso. Il legittimario completamente escluso, che la legge chiama pretermesso, non è chiamato all'eredità per il solo fatto della morte: acquista la qualità di erede solo quando vince l'azione di riduzione. Per questo, secondo l'orientamento consolidato della Cassazione, non deve prima accettare l'eredità con beneficio d'inventario, condizione che l'articolo 564 richiede invece al legittimario che è già erede e vuole agire contro chi non è coerede.

Non sono legittimario: resta solo contestare il testamento

Il fratello, il nipote o il convivente esclusi non hanno l'azione di riduzione. Possono però contestare il testamento se è invalido: se è falso, se mancano i requisiti di forma, se il testatore era incapace di intendere o di volere quando lo ha scritto, oppure se è stato indotto a farlo con inganno o violenza. Queste azioni hanno presupposti e termini propri, in molti casi di cinque anni, e richiedono prove precise, come una perizia grafologica o la documentazione medica del periodo in cui il testamento risulta scritto.

Se il testamento viene dichiarato nullo o annullato, si applica l'eventuale testamento precedente non revocato oppure, in mancanza, la successione legittima. In quest'ultima i fratelli possono avere una quota quando il defunto non lascia figli, insieme agli eventuali genitori e al coniuge.

Entro quando muoversi e cosa evitare

L'azione di riduzione si prescrive in dieci anni. Quando la lesione deriva dal testamento, secondo le Sezioni Unite della Cassazione il termine decorre dal giorno in cui l'erede nominato nel testamento ha accettato l'eredità, perché solo allora la lesione diventa concreta. Nel frattempo, però, i beni possono essere venduti, i conti svuotati e i ricordi di chi conosceva le donazioni si perdono.

Ci sono anche errori da evitare. Non conviene firmare accordi, quietanze o atti di divisione proposti dall'erede nominato senza aver prima capito quanto spetta. L'articolo 557 rende inefficace la rinuncia all'azione di riduzione fatta mentre il genitore era in vita, ma una rinuncia o una transazione firmata dopo la sua morte può essere pienamente valida. Prima di rivolgersi al tribunale, inoltre, è obbligatorio il tentativo di mediazione, previsto per le controversie in materia di successioni ereditarie: spesso è proprio in quella sede che si raggiunge un accordo.

Quando farsi assistere e cosa preparare

Un parere legale è utile appena si scopre di essere stati esclusi dal testamento: per capire se si è legittimari, se la quota è stata davvero lesa considerando anche le donazioni, se il testamento presenta vizi e quale strada conviene seguire.

Per una prima valutazione servono il certificato di morte, la copia del testamento con il verbale di pubblicazione o, se non si è ancora riusciti a ottenerla, il certificato del Registro generale dei testamenti, lo stato di famiglia, le informazioni disponibili su immobili, conti e debiti del defunto e su eventuali donazioni fatte in vita, oltre all'indicazione di chi ha già accettato l'eredità e quando.

Se si trova in questa situazione, può richiedere una consulenza online allo Studio Legale Ricci: l'Avv. Stefano Ricci esamina la documentazione e risponde per iscritto in 2-5 giorni lavorativi, indicando quali diritti può far valere ed entro quali termini.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale, sono aggiornate alla data di pubblicazione e non sostituiscono un parere legale sul caso specifico.

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